C’era, c’è, ci sono (2.1)

 Ci sono questi brevi testi che ogni tanto scrivo e metto su Facebook (alcuni no, però)

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C’era un buonissimo profumo di tutto

Testa nell'olea (o quel che è).jpg

2
C’è questo paesino dove i giovani muoiono di nascosto, in segreto.
Gli annunci mortuari sfoggiano sempre, quasi vantandosi, decessi di ultraottantenni, ma più numerosi ancora sono i novantenni e non rari i centenari.

Poi uno capita per caso nel piccolo cimitero e verso il fondo si imbatte in una fila di tombe in cui sono sepolti esclusivamente uomini e, più numerose, donne di venti-trent’anni, più un paio di quarantenni controbilanciati da tre adolescenti e un bambino. Lì, in un cantuccio, come in un ghetto. Qualcosa che non si può negare, ma almeno se ne stia per conto suo, lontano dagli occhi, separato.

3

C’era questa porta di calcio di grandezza regolamentare, con la sua bella rete intatta ancora agganciata, in mezzo a una distesa di grano, fin laggiù, verso il margine delle case, maturo, rosso rame.

4

C’è quest’uomo che assomiglia al parroco di Zeder, che mi sorpassa in bici e si ferma dopo una decina di metri, davanti al cadavere di un corvo. Appoggia con cura la bici a un cespuglio, mentre io passo senza guardarlo. Mi volto per dargli una sbirciata qualche metro dopo. Lo vedo che raccoglie il corvo e, con un gesto velocissimo, lo porta alle labbra e lo ingoia in un solo boccone.

 San Vitale 2.jpg5

C’è questo anziano signore che entrando in San Vitale, dapprima ha visto solo buio e zone luminose, splendenti, il colonnato e il matroneo; poi, mentre gli occhi si abituavano alla penombra e a decifrare qualcosa, un brivido, lento, fortissimo, ha percorso il suo corpo, tutto, più di una volta. Ha rivolto lo sguardo a terra per calmarsi, ma nel vedere i pavimenti un velo leggero gli ha inumidito gli occhi. Ha scorso con attenzione quelli più vicini, e da lì è risalito a decifrare e poi ricostruire l’architettura, e solo allora ha visto i mosaici.

San Vitale 3.jpg6

C’era questo mio amico che aveva cambiato la suoneria del cellulare da due settimane, ma per sentire che effetto faceva alla fine ha chiamato lui dal fisso di casa.
Però era contento: suonava bene.

7

C’è questo mio amico che è tutta la vita che rimugina sul perché ci sono alcuni che piacciono a tante donne mentre lui ha sempre fatto una gran fatica a piacere anche solo a una, e finalmente ha trovato la soluzione (la donna non ancora). “E’ che loro hanno un feromone postmoderno, dice, generico e flessibile, di scarsa tenuta ma di vasta applicabilità; a me invece ne è capitato uno molto specializzato, fortissimo, certo, ma mirato, addirittura esclusivo, forse.”.
“Un tipo che richiede molta fortuna, ma allora è per sempre”, ha aggiunto. “Ad averne, naturalmente…”

8

C’è questo tale che stamattina, quando è uscito di casa, era in Germania.
Dopo un primo smarrimento: “va bene,” si è detto; “se sono in Germania so il tedesco” e è andato all’edicola a prendere la Frankfurter Allgemeine.

9

C’è Tino che ha catturato un pigo.  “Quanto sarà?”, chiedo. “6/7 etti”, dice un suo amico. Che subito aggiunge: “io ne ho presi parecchi anche di 2 chili, 2 chili e mezzo. Poi li lasCon pigo.jpgcio andare… Sono belle cannate!”.
Scatto una foto.
C., altro amico di Tino vicino ai settanta, ciclista indefesso e elegante ballerino, si china per vedere meglio, scosta il retino e dice: “Non ho mai visto colori così! Sono colori… colori… colori romani!”

 10

C’è questo mio amico che non ha studiato il positivismo, e allora si perde dietro a questioni senza capo né coda. Insiste e insiste, e non c’è modo di farlo smettere. A volte diventa un po’ pesante, ma un amico è un amico, e allora pazienza. A parte questo, quello che lo rende interessante è che non si accontenta di nessuna risposta posticcia. Quelle che lui chiama le “pseudorisposte”, o meglio: le “risposte qualsiasi”, che rispondono forse ad altre domande, ma non a quella formulate da lui; o, per essere più precisi ancora (lui ci tiene), quelle che non rispondono a niente (a niente che gli interessi), ma della risposta hanno solo il tono asseverativo, la forma vuota.
“Ma non ti sfiora l’idea che ad essere fasulli non siano i problemi degli altri, ma i tuoi?”, lo punzecchio ogni tanto. Al che lui (sempre!) mi guarda con gli occhi sgranati: “ma va’?”, mi risponde, e sorride scuotendo la testa. Ho sempre voglia di scherzare, secondo lui (ma pazienza: sono un amico, e un amico è un amico). Quelli a cui mi riferisco io non sono veri problemi, sono sicuro che pensa lui. Che problemi sono, se hanno una soluzione? Facile o ardua che sia, alla fine sarà sempre banale. Una volta acquisita, la ripeteranno anche i bambini. (I bambini! Cosa c’entrano i bambini? Ogni tanto sbucano fuori e fine di ogni discorso.) E continua imperterrito per la sua strada.
Io ogni tanto mi prendo una pausa; lui no. Mai. Anche se, insomma, un po’ inquieto questa storia lo rende. Però è contento così, mi assicura.
(E io gli credo. E’ o non è un amico?)

 11

C’era questa ragazzina che camminava a testa alta, schiena e spalle dritte, lo sguardo fisso davanti a sé, le braccia tese che oscillavano leggermente, le mani un po’ all’infuori con i palmi paralleli al terreno. L’andatura charleston! Oggi nella sua versione più elegante: quella da educanda, che dalla danza ha preso una sola postura e l’ha adattata al passo, rendendola fluida e composta invece che sincopata e sguaiata.

Una volta la si vedeva spesso, specie in certe signorine mature che volevano darsi un tono, ma anche in ragazze, la cui naturale disinvoltura faceva dimenticare quel po’ di ridicolo che comunque la citazione della postura, o la sua eco involontaria, producevano.

Ora è molto rara, quasi estinta. Peccato, era così graziosa!

Chissà da chi l’ha imparata la ragazzina? Una vecchia zia? Un film? La memoria corporea della mamma che ogni tanto recupera un vezzo della sua giovinezza? O è un dono del corredo genetico? Una remota potenzialità che ogni tanto si riattiva e tenta nuove fioriture? In ogni caso, sempre benvenuta!

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C’era questo giardinetto densamente popolato e, in mezzo, una madonnina strangolata dai rosari

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C’è questo mio amico che il sonno lo stanca, e allora continua a svegliarsi

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C’è questo viandante (io) che ogni tanto si ferma a far due parole con i pali della luce.
E’ gente affidabile, di solidi principi, che sa ascoltare.
Quando è stanco, o affranto, appoggia la fronte alla loro superficie fresca e liscia. Poi saluta e se ne va.

Palo Naviglio Martesana.JPG

C’era, c’è, ci sono (2.1)ultima modifica: 2013-09-15T15:20:00+00:00da luigigrazioli
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