La TV dei morti

 

Mi è venuta un’idea per un network televisivo monotematico, oggettivo, aperto a tutto e a tutti, interattivo, senza pubblicità di alcun tipo e di pura informazione. E’ solo un abbozzo su cui lavorare. Accetto suggerimenti e aiuti di ogni genere.


Si potrebbe cominciare da un teletext che trasmette, in tempo reale (o in leggerissima differita, per ragioni tecniche), i dati essenziali di tutti coloro che muoiono, per qualsiasi causa, a partire da quelle naturali, in qualsiasi parte del mondo, ma senza separazioni per luogo o lingua: tutti in fila, uno dietro l’altro, nella sequenza esatta, se non della morte, della sua segnalazione, secondo regole standard assolutamente non modificabili, in perfetta orizzontalità (chiedo scusa) e democrazia; teletext a cui andrebbe affiancato quanto prima un altro dedicato a tutti gli animali domestici o addomesticati, inclusi quelli soppressi o macellati, di cui specificare nome, se ce l’hanno, età e luogo e modo del decesso, come per i loro amici o padroni o esecutori o sfruttatori umani; a cui seguirà poi, con il tempo, tutta una serie di pagine con l’elenco di tutti gli esseri viventi che via via scompaiono, magari suddivisi per specie o classi, loro, che scorrono a velocità supersonica, essi pure comunque corredati di dati personali essenziali, ai quali aggiungere, avendo sufficiente personale adeguatamente addestrato e un minimo di capitali, che però non verrebbero da pubblicità o altro, anche se il concorso di imprese funebri per la segnalazione istantanea dei dati almeno all’inizio credo che sarebbe indispensabile e allora non si potrebbe evitare che almeno il nome dei fornitori possa comparire, un’altra serie di pagine dedicate ai vegetali, a loro volta suddivisi per categorie fondamentali, anche se dare un nome a ogni filo d’erba o microbo potrebbe essere piuttosto complicato, a meno che non si adotti qualche modello di classificazione astratta, con lettere di vari alfabeti in tutte le loro combinazioni, purché impronunciabili e non confondibili con parole compiute di nessuna lingua, seguito da un numero che si creerebbe autonomamente al momento dell’inserimento del nuovo dato, fino a coprire ogni essere di ogni specie vivente, anche se a molti non ci sarebbe nemmeno il tempo di insegnargli le procedure più semplici perché hanno una vita così breve, ma così breve, che morirebbero prima di apprendere alcunché; dopo di che, ma anche a opera in corso, si potrebbe affiancare a queste pagine scritte, ciascuna con un suo canale consultabile anche a ritroso con semplici comandi, per esempio da uno che volesse sapere quando è morto un suo zio, o il criceto di un amico australiano, o un cardo visto di passaggio in un prato ai margini dell’autostrada o la zanzara che aveva magnanimamente allontanato dal suo braccio senza schiacciarla o un raro moscerino della Patagonia, si potrebbe affiancare, dicevo, tutta una serie di canali, satellitari come gli altri, mi scuso per non averlo detto prima, tutti in chiaro e visibili in ogni parte del mondo, quindi che rimbalzano da un satellite all’altro per coprire tutta la superficie terrestre, in cui chiunque lo desideri possa dire, a caldo o in forma più meditata dopo riflessione conforme alla tempistica del suo lutto e della sua mente, qualcosa del suo o dei suoi morti o di quelli di ogni ordine e tipo che in qualche modo lo hanno toccato, anzi questo no, questo dopo, se no si fa confusione, in moduli commemorativi abbastanza elastici da permettergli di esprimersi nei modi più consoni ai suoi sentimenti e pensieri e valori, ovvero, per chi, per timidezza o altri deficit espressivi e cognitivi, trovasse difficoltà a escogitare forme soddisfacenti di comunicazione personale, una serie di gabbie preconfezionate dove inserire i dati del caso e l’opportunità, se lo desidera o si sente in grado, di variare o aggiungere ciò che più gli preme in questo o quel campo, con foto, disegni, registrazioni sonore, o qualunque altra cosa possa a suo avviso meglio illustrare la personalità del defunto e favorirne il ricordo, per qualità, intensità e durata; anche questo, naturalmente, consultabile ogni momento, on demand, ma gratuito, come un normale database, per rinfrescare la memoria, o semplice curiosità, ma anche per qualche forma innocua di morbosità, innocua per la materia e per l’oggetto o soggetto mi sembra chiaro, o per lavoro o come forma, quotidiana o periodica o occasionale, di preghiera o commemorazione o rito, per chiunque e da chiunque e in ogni modo e forma e tempo.

Ma non troppo elastico il modulo, perché altrimenti uno comincia a parlare dei piatti preferiti del defunto, per esempio, e già che c’è aggiunge la ricetta, poi mostra come realizzarla e apre un rubrica di cucina, o di moda se le preferenze andavano a quel settore, e un altro parla dei libri o dei film o delle canzoni per cui il morto andava matto, e li mostra o legge o canta, e alla fine, senza contare che sarebbe facile inventare passioni ad hoc e fare pubblicità a tutto vapore tanto per sfruttare anche le potenzialità di questo settore, si tornerebbe a parlare dei vivi, e solo dei vivi, e dei morti, semmai, solo in relazione ai vivi: in subordine; e allora tutto va a farsi benedire, e i morti tornano a essere solo morti, con storie sempre più brevi e dati sempre più striminziti, e alla fine più nemmeno quelli, se non in casi eccezionali, come nelle tv normali, e poi diminuiscono pure i nomi e spariscono vieppiù, come le pagine e i canali dedicati, sempre più rari, con uno solo che sopravvive, o due o al massimo tre, per i patiti, i malati, gli ossessi della morte, i fanatici della scomparsa e della dissoluzione, o giusto per documentazione, per gli storici del presente e gli etnologi del futuro: archivi di archivi di pratiche del tempo che fu, del morto tempo andato, come al tempo andato appartengono i morti, escluso i nostri, e presto anche quelli, e prima o poi, ma abbastanza presto comunque, comunque sempre presto, anche noi. Sì, noi, io, sì; e non poi così male neppure così.

La TV dei mortiultima modifica: 2012-06-05T08:08:00+02:00da luigigrazioli
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