Stefano Zangrando – Recensione a Il primo Congresso del Sindacato dei Profeti Viventi

 Cover.jpg

A quanto pare, qualche anno fa in Nigeria si è svolto davvero l’evento che dà il titolo all’ultimo volume di racconti di Luigi Grazioli, narratore lombardo classe 1951: Il primo Congresso del Sindacato dei Profeti Viventi (Effigie, pp. 121, 2008). Se poi quel ritrovo abbia generato effettivamente i tumulti e le violenze di piazza di cui si rende conto nel racconto omonimo, narrato dal punto di vista del giovane accompagnatore e discepolo del più socratico tra i profeti intervenuti, non è già più un problema di verità cronachistica, ma di tenuta letteraria. La bontà della prosa di Grazioli, infatti, già dalle prime prove narrative (Cosa dicono i morti, Campanotto 1991), fino ai Racconti immobili e al romanzo Lampi orizzontali (risp. Greco & Greco 1997 e 2003), apparsi presso lo stesso editore per cui Grazioli dal 1999 dirige la rivista «Nuova prosa», è anzitutto nella cura quasi maniacale della scrittura. Che il registro si conduca sul filo del comico, come nel racconto citato all’inizio, oppure si tenga al livello di un’ironia alata, lucidissima, come nella maggior parte degli altri testi del libro, l’impressione è sempre quella di una sorprendente esattezza: grammaticale, sintattica, ritmica; ossia di un’aderenza completa e divertita della lingua al suo oggetto. Il fatto poi è che questa levità si svela fin dal principio come il rovescio intellettuale di una stoica accettazione dell’umana fragilità, che si declina a sua volta, di racconto in racconto, in malinconica coscienza della propria mortalità (Due coche), interrogazione dell’angoscia e del non-senso (Il trasportatore, Casabase), inseguimento del dettaglio e del suo valore «assoluto» (La via del taschino e ancor più Versare il latte, sorta di stupefatta critica d’autore sulla Lattaia di Vermeer). L’immaginazione di Grazioli prende spunto da quadri, immagini, incontri causali, episodi minimi o intuizioni fantastiche per inseguire ed esaurire gli aspetti possibili e impossibili di ogni situazione, come nel racconto emblematico Lezioni di volo, dal sapore ariostesco, dove seguiamo il personaggio nella scoperta, lo sviluppo e le conseguenze della sua attitudine aerea, o L’animale, che ripercorre passo dopo passo la formazione di un (pre)giudizio e la sua cristallizzazione in un teorema bizzarro e arbitrario. Con una lingua sempre pronta a virare, distendersi e arrestarsi in conformità con lo sviluppo del tema o gli slanci e le circonvoluzioni del pensiero, e con una predilezione per l’eccentrico e il marginale, Grazioli dà prova in tal modo di un’incrollabile fiducia nella complessità dell’esistenza, tradotta però in semplicità stilistica, esito in punta di dita di scavo interiore, contro ogni tentazione retorica: «Comunque va bene: sono infelice. Molto infelice. Disperato. Così mi crederanno. Non il più disperato degli uomini. Meglio non esagerare. Se si dice a qualcuno di essere più disperato di lui, garantito che quello si offende. Allora diciamo che sono piuttosto disperato, ma un filino meno di ciascuno dei miei lettori. Così sono contenti tutti. Si scrive per questo, no?»

(Recensione apparsa su «Alias» del 14 febbraio 2009)


Stefano Zangrando ripubblica questa rensione sul suo bel blog

harz.it

e mi concede di metterla anche qui. Grazie Stefano!

Stefano Zangrando – Recensione a Il primo Congresso del Sindacato dei Profeti Viventiultima modifica: 2013-07-04T07:05:00+02:00da luigigrazioli
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Recensione e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento